Zarate e Hamsik, i cugini del gol…

È vero, l’1-4 è un po’ bugiardo. Perché per tutto il primo tempo della Lazio non s’è vista l’ombra e difesa e centrocampo hanno regalato perle di desolazione da lasciar senza parole. Per dirne una, l’esordio di Carrizo e la sua interpretazione del ruolo per così dire alla sudamericana hanno riportato alla mente i drammatici fasti di Muslera (più d’uno ha chiesto notizie di Ballotta…). E garantito alla tifoseria un intervallo da incubo. Domanda d’obbligo (con annessi scongiuri): ma vuoi vedere che quest’anno va anche peggio dello scorso campionato? E invece no. Perché piazzarne quattro in trasferta – seppure con il viatico di un rigore (netto) con tanto di espulsione (generosa) – è pur sempre risultato di tutto rispetto. E perché Zarate s’è presentato con un gol d’antologia, che l’avesse segnato un giocatore dell’Inter, del Milan o della Juve ce lo farebbero rivedere a ciclo continuo per tutta la settimana. Insomma, un buon inizio. Perché le capacità tecniche ci sono (vedi anche Lichtsteiner) e un certo carattere s’intravede. Eppoi che dire? Sarà un segno che nell’esatto istante in cui Zarate ha piazzato il pallonetto del 1-2, l’Olimpico s’è goduto la rovesciata di Hamsik? Ma no, certo che no.

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Zarate, che esordio: «E pensare che ho iniziato male»

La Lazio, pardon, la «Dea bendata» sbanca lo stadio Sant’Elia e allontana in un amen gli spettri d’un inizio di campionato deludente. Siamo sinceri, i biancocelesti stavolta hanno beneficiato di una dose di fortuna non indifferente per ottenere il blitz sardo e l’1-4 finale tutto è, tranne che dimostrazione di superiorità. Sotto col gioco e in svantaggio fino al minuto numero numero 62, i laziali hanno sfruttato della dabbenaggine del capitano degli isolani, Lopez, che invece di rinviare un pallone facile-facile l’ha svirgolato e poi colpito con la mano, fornendo al signor Bergonzi l’assist per l’espulsione e il conseguente rigore. Così Zarate ha dato il «la» alla rimonta, conclusa con un roboante poker griffato una seconda volta dall’argentino, poi da Foggia (che in maniera signorile e da buon ex non ha esultato, nonostante i fischi del pubblico) e dal solito Pandev.Delle due l’una: o Claudio Lotito è un uomo fortunato oppure un genio sotto il punto di vista manageriale. «Zarate è meglio di Messi», aveva annunciato il patron portando il sudamericano a Formello e se il buongiorno si vede dal mattino, adesso bisognerà studiare a fondo il caso-Lotito, che più viene bistrattato e più miete successi. Per la cronaca al novantesimo il buon Mauro (che viste le mode potremmo definire lo «special one» di Formello) s’è detto «felice per questo trionfo e per la buona prova offerta.
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