G&G, «resta solo il fallimento»

L’ultima conferma l’hanno avuta ieri mattina, quando alle 9.30 hanno trovato le luci accese nel capannone di via Tangoni (dove l’attività è sospesa da un paio di settimane) e i movimenti in corso per trasferire parte del materiale; la chiamata ai carabinieri è scattata immediata.

A mettere in fila ciò che nella gestione non torna è l’analisi di LigurCapital: la mancanza di un regolare contratto di affitto del capannone di via Tangoni in cui ha sede l’azienda, gli impianti pignorati a causa della situazione debitoria con Equitalia, il ramo commerciale affidato a un addetto esterno, Giorgio Macario, titolare di un’azienda analoga sottoposta a concordato estintivo, a cui era riconosciuta una provvigione del 4 per cento sul fatturato.

Il concordato in bianco, che prevede di affidare a terzi un ramo d’azienda salvando circa 6/7 posti di lavoro, con una spesa per la procedura (a carico della proprietà) di circa 40 mila euro.

Per il segretario territoriale Fim Cisl, Omar Di Tullio, la mancanza di risorse a disposizione e la sfiducia irrecuperabile tra i lavoratori e l’azienda rendono assai difficile sperare nel salvataggio.

 Fonte:  ilsecoloxix.it /p/levante/2014/03/07/AQIfuV1B-resta_solo_fallimento.shtml

Ciò che resta della Beresina

Perché il ministro degli affari comunitari di Parigi ha osato scrivere una lettera al presidente del parlamento europeo, (New) Jerzy Buzek, dichiarandosi «stupefatto» dalla definizione di «plenaria» attribuita alle sessioni di due giorni dell’euroassemblea che si svolgono a Bruxelles.

La posizione geografica di questa piacevolissima città al confine tra la Francia e la Germania la rende un simbolo della riconciliazione del dopoguerra e la nostalgia per quello che Strasburgo ha rappresentato è ancora forte.

E se poi anche la si trovasse, la Francia, come ha sempre dichiarato, porrebbe il veto per difendere il suo prestigio e l’economia della città alsaziana che vive delle sessioni del Parlamento europeo e, se ne fosse privata, entrerebbe in una crisi profonda”.

Sarebbe un atto bello e giusto, un segno di magnanimità e rispetto dell’Ue, un punto di orgoglio europeista e ambientalista, se solo accettassero di farla finita.

Fonte:
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=736&ID_blog=113&ID_sezione=242