Cento milioni per le PMI globalizzate

SACE e Banca Popolare di Milano (BPM) hanno firmato un accordo che prevede l’erogazione di 100 milioni di euro di nuovi finanziamenti per supportare le imprese italiane che investono per restare competitive sui mercati internazionali.

Sale così a 1,6 miliardi di euro il totale di finanziamenti messo a disposizione da SACE in partnership con i principali istituti di credito italiani per finanziare i progetti di crescita delle PMI sui mercati esteri.

Le linee di credito d’importo compreso tra 100 mila e 2 milioni di euro godranno della garanzia SACE fino al 70% dell’importo erogato e dovranno essere destinate al sostegno di progetti di internazionalizzazione, con rimborso a 5 anni.

L’accordo consente alle PMI di accedere a finanziamenti destinati a acquisto, riqualificazione o rinnovo degli impianti e dei macchinari, nonché delle attrezzature industriali e commerciali; attivo circolante; promozione, pubblicità e partecipazione a fiere internazionali; acquisizione di punti vendita e reti commerciali all’estero; acquisizione di partecipazioni non finanziare in imprese estere; acquisto di terreni, immobili o loro ristrutturazioni.

Fonte:
http://www.polimerica.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6997

Vaccino Ricordiamoci del pap test per il tumore della cervice uterina

Più insidioso di quanto si pensi, il carcinoma della cervice uterina (i cui casi si sono moltiplicati negli ultimi vent’anni) è oggetto di studi in tutto il mondo. Si è appena conclusa la settimana europea di prevenzione di questo tumore con la presentazione a Verona di una monografia dedicata al papilloma virus (HPV), che è appunto la causa di questa patologia. Ne parliamo col professor Franco Borruto, co-autore del libro e cattedratico di endocrinologia.«Oggi – dice – abbiamo un’arma in più: la vaccinazione; non bisogna tuttavia rinunziare alla prevenzione secondaria, cioè al pap-test, che ci permette di scoprire in tempo utile le lesioni pre-cancerose. Uno dei rischi maggiori è che le giovani donne – che sono le più colpite da questo tumore – si ritengano totalmente protette dal vaccino e ritengano il pap-test inutile. Bisogna evitare questo errore. La protezione offerta dai vaccini è importante ma previene il 70 per cento dei carcinomi della cervice uterina. Nei restanti 30 è quindi necessario continuare i controlli con il pap-test. Allo stato attuale i risultati hanno evidenziato che la protezione contro il papilloma virus del tipo 16 e 18 dura almeno sei anni e ci sono studi recenti – basati su modelli matematici – che fanno prevedere un effetto prolungato per alcuni decenni; ma restano scoperti trenta casi su 100».La vaccinazione contro questo tipo di tumore è comunque preventiva e non terapeutica: non cura cioè le infezioni già presenti nelle adolescenti o nelle donne che hanno più di trent’anni; ma le evidenze sono nette: i vaccini riducono in maniera massiccia l’incidenza del carcinoma della cervice uterina e senza controindicazioni.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325121

Anche i cinefili riabilitano Risi Tutti in coda per I Mostri

Venezia – Come le grandi famiglie e le patate, il cinema italiano ha il meglio sottoterra. Dunque è coerente il titolo «Questi fantasmi» per la retrospettiva che include grandi registi considerati per decenni meno grandi della trimurti Antonioni-Fellini-Visconti. Con questa Mostra – a qualcosa serve… – il distacco fra alcuni di «questi fantasmi» (Mario Bonnard, Vittorio Caprioli, Duilio Coletti, Claudio Gora, Mario Monicelli, Dino Risi…) e la trimurti si ridurrà. Poi scomparirà: i tabù erosi crollano di schianto.

Giulietta degli spiriti di Fellini, Identificazione di una donna di Antonioni, Gruppo di famiglia in un interno di Visconti non valevano molto nemmeno quando uscirono, anche agli occhi della critica che ne parlava bene per devozione personale ai registi in questione. Fra trenta e quarant’anni, queste opere della decadenza, di autori comunque grandi, sono schiacciate dal confronto – per citare uno solo dei vari possibili esempi – con I mostri, ieri riproposto al Lido in versione restaurata con l’aggiunta di frammenti di due episodi non completati.

Anche se i frammenti esumati dagli archivi della Cineteca nazionale – guidata proprio da Sergio Toffetti, che con Tatti Sanguineti ha ideato la rassegna – non aggiungono nulla al valore del film di Dino Risi, si rivede I mostri, con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, come si riascolterebbe un oracolo col senno di poi. Nei Mostri – presentato ieri insieme al documentario tv Dino Risi – c’è infatti la rappresentazione dei vizi d’allora (1962) e l’intuizione che essi sarebbero diventati così comuni da lasciare indifferenti.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287219

Nigeria, divorzia da 82 mogli per sfuggire dalla pena di morte

Nupeland – Mohammed Bello Masaba, un nigeriano di 87
anni ha divorziato da 82 delle sue 86 mogli per mettersi in
regola con la legge islamica, secondo la quale il massimo di
mogli consentito è quattro. Lo ha scritto ieri l’agenzia stampa
nigeriana Nan.

La lunga serie di divorzi L’uomo, ex insegnante e pastore musulmano abitante di Nupeland,
nello stato dell’Africa centrale, “ha accettato sabato sera di
rimanere solo con quattro mogli per adeguarsi al santo Corano”,
ha scritto l’agenzia.
Il 21 agosto scorso, Jamat Nasr al Islam, importante istituzione
religiosa del Paese, aveva approvato una condanna a morte contro
il santone che oltre alle 86 mogli aveva almeno 170 figli, se non
rinunciava “alle mogli in eccesso”.
In un primo momento, l’uomo, criticato dei media si era difeso
così: “Non esiste nessuna legge che mi obbliga di tenere a casa
solo quattro mogli. Tutte le mie spose hanno figli e io vivo con
alcune di loro da più di trent’anni”. Ma di fronte alla terribile
prospettiva, evidentemente l’uomo ha cambiato idea.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287350

Genova per noi non è solo uno sfondo

(…) città è comunque uno squarcio scenografico o il fondale di un palcoscenico che non è davvero organico con l’anima e il corpo della trama incarnata dai protagonisti. Intendiamoci è tutt’altro che facile che questo avvenga: che cioè la genovesità o la ligusticità si caratterizzino in maniera irripetibile agli occhi del lettore o dello spettatore. Questo capita solo con i classici (per es. della letteratura: nella poesia di Sbarbaro, di Caproni e, soprattutto, di Montale). È in questa capacità di impressione-espressione, consegnata ad un linguaggio originale, che si coagulano tratti destinati ad essere davvero caratterizzanti, quasi idiosincrasici per la nostra gente. In altri tipi di esperienze visive o linguistiche che si caratterizzano per un livello più popolare il tessuto cittadino e regionale, nelle sue caratteristiche di fondo, appare decisamente labile come nell’universo variegato delle fiction (dove tutto ha la dimensione del prodotto commerciale unitariamente venduto nel supermercato da Messina a Pordenone). È significativo che nelle serie televisive si riesce solo a parlare (per es.) in romanesco (sembra davvero che i «nostri» attori non conoscano altra inflessione dialettale).Altri difetti si potrebbero annoverare ma io credo che non sia questo il punto (né d’altra parte la genovesità e la ligusticità si possono soltanto rappresentare facendo riferimento costante alle produzioni teatrali del passato, per quanto meritorie possano essere – si pensi a Gilberto Govi – o facendo riferimento alla scuola dei cantautori dei «favolosi» anni ’60).

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284960