Alla scoperta della tradizione con nove locali fedeli nel tempo

Domenica, nel Convention Centre di via Gattamelata, zona Vigorelli, avrà inizio il quinto congresso di Identità Golose, identitagolose.it. Fino a mercoledì sfileranno una settantina di cuochi e ristoratori, pasticcieri e gelatieri per fare il punto su quanto di meglio bolle in pentola nel mondo.Evento riservato agli addetti ai lavori, ha nel Fuori Congresso il momento di apertura verso Milano e chi ha desidero di scoprire la cucina d’autore che spesso, sbagliando, viene confusa con quella creativa. Conta piuttosto la capacità dello chef di imprimere il suo timbro ai piatti. Tradizione e innovazione procedono a braccetto e questo spiega perché il Fuori Congresso è articolato in insegne creative di chef come Cracco e Berton (Trussardi), Leemann (Joia) e Sadler, Moroni (Aimo e Nadia) e Sironi (Bulgari), Oldani (D’O) e Varese (Viviana, sola donna nel gruppo), Perdomo (Ponte de Ferr) e Gozzoli (Park Hyatt), diciotto in tutto, e altre nove più legate alla storia di Milano, ai suoi sapori e i suoi saperi come la Trattoria Milanese di Giuseppe e Antonella Villa in via Santa Marta, 02.86451991. Nonno Giuseppe aprì lì, strada stretta, fascinosa e buia il 1° gennaio 1933. Suo nipote è in sala (e non in cucina) a proporre piatti segnati in una carta lunga, come si usava un tempo, sempre quelli. Le novità quasi non si colgono perché sono minime, tempo fa la mozzarella di bufala, più vicino a noi la crescenza con la mostarda di marroni.

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Nel ’68 l’aveva presentato così: «Inutile parlarne, non capireste»

Nostro inviato a Venezia«Arrestatemi» disse Carmelo Bene al piantone del commissariato del Lido di Venezia, il giorno dopo non essere stato premiato con il Leone d’oro per Nostra Signora dei Turchi, ma solo con quello d’argento. «Cosa avete fatto?» gli chiese il poliziotto sbalordito. «Ancora niente, ma voglio uccidere il ministro del Turismo e dello Spettacolo». A trent’anni Carmelo Bene era già Carmelo Bene, e aveva ragione il direttore della Mostra Luigi Chiarini quando, rispondendo ai contestatori che giudicavano la mostra reazionaria, aveva replicato che Nostra Signora dei Turchi bastava e avanzava per fare la rivoluzione. Ripresentato ieri nella sezione «Questi fantasmi» in una versione che lo recupera integralmente, il film è un diluvio di immagini e di trovate, affascinante, incomprensibile e a volte noioso, trionfo visivo e avanspettacolo, con la celebre phoné del suo autore a fare i primi passi. Nei cinema fu un disastro: presentato in una sala di Torino, più di una volta finì con le poltrone divelte e tirate contro lo schermo e il regista che alla cassa dava indietro i soldi dicendo: «Lei è un cretino». Raccontarne la trama non avrebbe senso, anche perché non c’è, cedere la parola allo stesso Bene aiuta, forse, a capire meglio: «Sono un anarchico, non rispetto nessuna specie di conformismo. Come tragica farsa della vita interiore (o solitudine) di un personaggio-situazione, o meglio di una situazione che si fa personaggio, questo mio film è un’opera di auto-contestazione.
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Perde l’arma nel furto Il commesso gli spara e lui muore nella fuga

Un uomo ha tentato di rapinare due commessi di un supermercato minacciandoli con una pistola ma, dopo avere ferito uno dei due durante una colluttazione, ha perso l’arma ed è scappato a piedi. Il commesso ferito ha preso la pistola, ha inseguito il suo aggressore e gli ha anche sparato alcuni colpi. Durante la fuga, però, il rapinatore è caduto in un dirupo e, quando è stato ritrovato, era morto. L’autopsia dovrà stabilire se la morte è stata causata da eventuali ferite d’arma da fuoco o dalla caduta. È accaduto a Masserano nel Biellese mentre due commessi del «Centro Freschi» stavano chiudendo il negozio. La coppia, che aveva l’incasso della giornata (10mila euro), è stata fermata sul retro del supermarket mentre stava salendo in auto.

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