Davos, Erdogan litiga con Shimon Peres e diventa eroe islamico

Per i giornali è il «nuovo Saladino», il «conquistatore di Davos», il nuovo simbolo dell’orgoglio musulmano dal Bosforo alle coste di Gaza. Ma per molti è un lupo alle prese con l’antico vizio, un primo ministro capace in una sera di riassumere quei panni e quelle sembianze che undici anni fa lo portarono in galera per aver inneggiato – da sindaco di Istanbul – alla nascita di uno Stato islamico turco.

Ventiquattro ore dopo le polemiche svizzere su Gaza e la rissa verbale con il presidente israeliano Shimon Peres, il premier turco Recep Tayyip Erdogan sa di non aver molto di cui rallegrarsi.
Dietro alle folle in delirio, ai cori di manifestanti coperti da bandiere palestinesi, dietro agli slogan di chi saluta il suo rientro ad Ankara come il ritorno del «conquistatore di Davos» emergono malumori, preoccupazioni, vecchi sospetti. I primi sono quelli dei nemici di sempre, dei generali, degli intellettuali laici e di tutti quei convinti difensori del secolarismo turco sempre pronti a dubitare della conversione del vecchio «fondamentalista» Erdogan. Per quegli implacabili nemici lo scontro con l’«alleato» Peres, le accuse a Israele definito un Paese «capace quando si tratta di uccidere di farlo molto bene» sono i segni di una passione ancora pronta a manifestarsi, di un’ideologia integralista mai sopita. In fondo lo ammette pure lui. «Di fronte a questioni come quelle mi è impossibile rimanere indifferente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325058

Addio Mike Francis, fece ballare il mondo con “Survivor”

Il mondo della canzone è strano; a volte bastano due successi, due brani leggeri e ballabili per entrare nella storia. Magari nessuna ricorda chi li ha scritti, ma li canticchia, li balla e ne ricorda la melodia. Mike Francis è uno di questi artisti, che magari ti aspetti di trovare in tv a Meteore, anche se lui ha continuato a cantare. Fino a ieri, quando un tumore a un polmone lo ha fermato brutalmente, a 47 anni, lui che col nome d’arte inglese (è nato a Firenze e si chiama Francesco Puccioni), nel 1983 è stato alfiere della dance anni Ottanta con Survivor (che spopolò nelle classifiche italiane, tratto dal suo primo album, Let’s not talk about it), e l’anno dopo ha regalato ad Amii Stewart Friends, che dominò alla grande anche l’hit parade inglese e poi quelle di mezzo mondo, diventando uno dei 15 singoli più venduti dell’anno (uscirà poi una versione remix di 8 minuti fatta apposta per le discoteche). In coppia con la Stewart porterà al successo anche la raffinata Together. Per uno scherzo del destino, pochi giorni fa è uscito il doppio album The very best of Mike Francis, (fotografia del suo repertorio italiano ed inglese, da cui è stato tratta una versione inedita di Song from the love dance), che oggi è diventato il suo testamento artistico.
Ma Francis non si è dato solo alla dance o alla pop dance; ha collaborato con Mogol nell’album melodico Mike Francis in italiano e con Pasquale Panella in Francesco innamorato, che nel 1994 fece capolino nella classifica di «Musica & dischi».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325095

Alla scoperta della tradizione con nove locali fedeli nel tempo

Domenica, nel Convention Centre di via Gattamelata, zona Vigorelli, avrà inizio il quinto congresso di Identità Golose, identitagolose.it. Fino a mercoledì sfileranno una settantina di cuochi e ristoratori, pasticcieri e gelatieri per fare il punto su quanto di meglio bolle in pentola nel mondo.Evento riservato agli addetti ai lavori, ha nel Fuori Congresso il momento di apertura verso Milano e chi ha desidero di scoprire la cucina d’autore che spesso, sbagliando, viene confusa con quella creativa. Conta piuttosto la capacità dello chef di imprimere il suo timbro ai piatti. Tradizione e innovazione procedono a braccetto e questo spiega perché il Fuori Congresso è articolato in insegne creative di chef come Cracco e Berton (Trussardi), Leemann (Joia) e Sadler, Moroni (Aimo e Nadia) e Sironi (Bulgari), Oldani (D’O) e Varese (Viviana, sola donna nel gruppo), Perdomo (Ponte de Ferr) e Gozzoli (Park Hyatt), diciotto in tutto, e altre nove più legate alla storia di Milano, ai suoi sapori e i suoi saperi come la Trattoria Milanese di Giuseppe e Antonella Villa in via Santa Marta, 02.86451991. Nonno Giuseppe aprì lì, strada stretta, fascinosa e buia il 1° gennaio 1933. Suo nipote è in sala (e non in cucina) a proporre piatti segnati in una carta lunga, come si usava un tempo, sempre quelli. Le novità quasi non si colgono perché sono minime, tempo fa la mozzarella di bufala, più vicino a noi la crescenza con la mostarda di marroni.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=324893