Nel ’68 l’aveva presentato così: «Inutile parlarne, non capireste»

Nostro inviato a Venezia«Arrestatemi» disse Carmelo Bene al piantone del commissariato del Lido di Venezia, il giorno dopo non essere stato premiato con il Leone d’oro per Nostra Signora dei Turchi, ma solo con quello d’argento. «Cosa avete fatto?» gli chiese il poliziotto sbalordito. «Ancora niente, ma voglio uccidere il ministro del Turismo e dello Spettacolo». A trent’anni Carmelo Bene era già Carmelo Bene, e aveva ragione il direttore della Mostra Luigi Chiarini quando, rispondendo ai contestatori che giudicavano la mostra reazionaria, aveva replicato che Nostra Signora dei Turchi bastava e avanzava per fare la rivoluzione. Ripresentato ieri nella sezione «Questi fantasmi» in una versione che lo recupera integralmente, il film è un diluvio di immagini e di trovate, affascinante, incomprensibile e a volte noioso, trionfo visivo e avanspettacolo, con la celebre phoné del suo autore a fare i primi passi. Nei cinema fu un disastro: presentato in una sala di Torino, più di una volta finì con le poltrone divelte e tirate contro lo schermo e il regista che alla cassa dava indietro i soldi dicendo: «Lei è un cretino». Raccontarne la trama non avrebbe senso, anche perché non c’è, cedere la parola allo stesso Bene aiuta, forse, a capire meglio: «Sono un anarchico, non rispetto nessuna specie di conformismo. Come tragica farsa della vita interiore (o solitudine) di un personaggio-situazione, o meglio di una situazione che si fa personaggio, questo mio film è un’opera di auto-contestazione.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287226

«Nessun segreto Tutta la sinistra aveva contatti»

Ramon Mantovani, responsabile esteri di Rifondazione, che dice dello scoop di Repubblica?«Che non è uno scoop perché i rapporti tra Rifondazione comunista e le Farc non sono un fatto recente né tantomeno un segreto. Abbiamo sempre fatto tutto alla luce del sole, lì ci conoscono tutti, anche le istituzioni. E poi non siamo i soli».Chi altro c’è?«In passato ma anche adesso, più o meno tutti i partiti di sinistra del mondo e dell’America Latina. Ma a lavorare per la pace tanti altri, la Comunità di Sant’Egidio per esempio». Veniamo al dunque. Che rapporti aveva il Prc con le Farc?«Siamo sempre stati loro interlocutori e consulenti nel processo di pace, ma anche quando si è trattato di sostituire le piantagioni di coca con altre colture. Tra l’altro, verso la fine del 2001, noi del Prc abbiamo favorito un incontro, poi tenuto nella prefettura di Palermo, tra l’Alto Commissario Onu per le politiche antidroga Pino Arlacchi e le Farc».Però nel 2002 è ripresa la guerra e l’Onu ha inserito le Farc nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.«Una cosa su cui continuo a non essere d’accordo, è una posizione politica. Per me Al Qaida è un’organizzazione terroristica, non loro. Comunque anche dopo il 2002 abbiamo cercato di far ripartire il processo di pace. Su richiesta dell’ambasciatore colombiano ci attivammo presso le Farc per far ripartire il negoziato, portandolo qui a Roma.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287171