Le relazioni pericolose: da Marcos a Ocalan

Dice il saggio: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io. Ma il rifiuto della supervisione divina (essendo l’Onnipotente impegnato a spacciare oppio tra popoli) condanna i pronipoti di Marx a imbrogliarsi perennemente tra gli uni e gli altri. Prendiamo Prodi, per esempio: è amico o nemico dei compagni di Rifondazione? Nel ’96 lo fanno eleggere a Palazzo Chigi, nel ’98 lo impallinano, passati dieci anni lo votano di nuovo per poi friggerlo a fuoco lento in altri 24 mesi. «Grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente», sentenziava Mao, altro padre nobile di Bertinotti and friends. E nel trionfo della confusione, ecco spiegata la passionaccia di Rifondazione per le amicizie pericolose, l’irrefrenabile spinta a difendere gli indifendibili, ad aiutare gli inaiutabili, a finanziare gli infinanziabili.
Fausto Bertinotti ne ha messo insieme un campionario difficilmente eguagliabile. È del gennaio 1997 il filotto Marcos-Castro: un viaggio nel Chiapas e poi a Cuba. La foto dei due subcomandanti uno di fronte all’altro fece il giro del mondo: Fausto in elegante maglia a righe orizzontali modello Piazzetta di Capri e in mano il «Don Chisciotte» di Cervantes (definito da Liberazione nientemeno che «un manuale contro il neoliberismo»), Marcos in divisa guerrigliera con tanto di berrettino, passamontagna e cartucciere. E quando Bertinotti atterrò all’Avana dal Messico, ad attenderlo trovò un invito a cena del grande Fidel, il campione di tutte le democrazie latinoamericane.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287340

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Anno 1958, il miracolo italiano fa nascere l’arte moderna

La seconda guerra mondiale è terminata da oltre un decennio, trasformazioni radicali investono i modi di produrre e di consumare, di vivere il presente e progettare il futuro. La profondità di quella grande trasformazione, di quello che fu definito «miracolo italiano», e i molteplici effetti che esso produsse all’interno della riflessione artistica, vengono ripercorsi da «Time & Place: Milano-Torino 1958-1968», indagine a tutto campo sui tratti specifici di una «modernità rivoluzionaria» che si va affermando nell’arco di un decennio nei poli industriali della Penisola.La rassegna, organizzata dal Moderna Museet di Stoccolma, aperta fino al 7 settembre, vede l’Italia al centro dell’analisi e trova in Rio de Janeiro e Los Angeles gli altri punti di focalizzazione di un periodo storico caratterizzato da una sperimentazione di forme e pensiero forse unica nella storia recente. In questa chiave di lettura, l’intelligente indagine del direttore Lars Nittve consiste proprio nel precisare ragioni e radici concettuali diverse da quelle imperanti nei manuali, enucleando l’Arte Povera quale specimen di una particolare riflessione italiana e non semplice declinazione minimal o tardiva degenerazione delle istanze astratto-espressioniste e Pop. La nascita di un’identità italiana viene individuata nella rassegna proprio nel ’58, anno in cui John Cage, invitato a Milano da Luciano Berio e Lucio Fontana, sviluppa i suoi tagli per i celebri Concetti spaziali.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287215