Davos, Erdogan litiga con Shimon Peres e diventa eroe islamico

Per i giornali è il «nuovo Saladino», il «conquistatore di Davos», il nuovo simbolo dell’orgoglio musulmano dal Bosforo alle coste di Gaza. Ma per molti è un lupo alle prese con l’antico vizio, un primo ministro capace in una sera di riassumere quei panni e quelle sembianze che undici anni fa lo portarono in galera per aver inneggiato – da sindaco di Istanbul – alla nascita di uno Stato islamico turco.

Ventiquattro ore dopo le polemiche svizzere su Gaza e la rissa verbale con il presidente israeliano Shimon Peres, il premier turco Recep Tayyip Erdogan sa di non aver molto di cui rallegrarsi.
Dietro alle folle in delirio, ai cori di manifestanti coperti da bandiere palestinesi, dietro agli slogan di chi saluta il suo rientro ad Ankara come il ritorno del «conquistatore di Davos» emergono malumori, preoccupazioni, vecchi sospetti. I primi sono quelli dei nemici di sempre, dei generali, degli intellettuali laici e di tutti quei convinti difensori del secolarismo turco sempre pronti a dubitare della conversione del vecchio «fondamentalista» Erdogan. Per quegli implacabili nemici lo scontro con l’«alleato» Peres, le accuse a Israele definito un Paese «capace quando si tratta di uccidere di farlo molto bene» sono i segni di una passione ancora pronta a manifestarsi, di un’ideologia integralista mai sopita. In fondo lo ammette pure lui. «Di fronte a questioni come quelle mi è impossibile rimanere indifferente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325058

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