Sesso, polo e motori Lo sciupafemmine dal volto «macho»

Le donne, le corse in macchina, le partite di polo, le feste… La giornalista enumerò le molteplici attività che lo avevano reso famoso e poi gli chiese come riuscisse a conciliarle con il lavoro… Lui le sorrise, come si fa sempre di fronte a una domanda stupida, più che indiscreta: «Lavorare? No, guardi, non ne ho il tempo».Nato nel 1909, Porfirio Rubirosa aveva passato l’infanzia e l’adolescenza a Parigi, al seguito del padre ambasciatore della Repubblica Dominicana. A sedici anni, con i primi pantaloni lunghi, era entrato in una boite di Montmartre e lì aveva avuto una folgorazione. «Ho ancora nella testa le risate che si fondevano in una sola, come un acuto squillo di tromba. Mi sentii a casa». Studente mediocre di ottime scuole, apriva solo i libri «che mi interessavano, e non è che fossero molti. L’unico elemento di geografia che mi piaceva era la mappa dei locali notturni». Senza saperlo, scrisse nelle sue memorie una perfetta immagine alla Talleyrand, il grande diplomatico gaudente per il quale solo chi aveva vissuto nella Francia Ancien Régime poteva dire di aver conosciuto «la dolcezza del vivere». La sua era meno aulica: «Chi non ha vissuto nella Parigi degli anni Venti, non può sapere che cos’è un night-club». Il senso però era lo stesso.Scrupolo di storico ci costringe tuttavia ad aggiungere che quella di Rubirosa era per molti versi una vanteria, più che una realtà vissuta.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280407

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